Parafrasi, Analisi e Spiegazione - A Zacinto, Ugo Foscolo

« Older   Newer »
 
  Share  
.
  1. BOH
        +1   +1   -1
     
    .

    User deleted


    Parafrasi e Spiegazione di "A Zacinto" di Ugo Foscolo



    Poesia

    Né più mai toccherò le sacre sponde
    ove il mio corpo fanciulletto giacque,
    Zacinto mia, che te specchi nell'onde
    del greco mar da cui vergine nacque

    Venere, e fea quelle isole feconde
    col suo primo sorriso, onde non tacque
    le tue limpide nubi e le tue fronde
    l'inclito verso di colui che l'acque

    cantò fatali, ed il diverso esiglio
    per cui bello di fama e di sventura
    baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

    Tu non altro che il canto avrai del figlio,
    o materna mia terra; a noi prescrisse
    il fato illacrimata sepoltura.

    Parafrasi

    Il sonetto foscoliano tratta il tema dell'esilio; rivolgendosi alla sua terra natale, l'isola di Zacinto {ora Zante}, l'autore afferma che mai più potrà tornare in quel luogo meraviglioso dove era stato bambino. Dopo un attacco legato alla sfera personale, nelle prime tre strofe Foscolo rimarca il legame con la Grecia: la sua isola si affaccia sullo stesso mare da cui nacque la dea Afrodite e fu resa celebre dai versi di Omero. Con quest'ultimo, Foscolo sente una doppia comunanza di sentimenti: come Omero, egli è poeta; come Ulisse, l'eroe cantato dall'aedo, vive un diverso esilio. Ma se l'eroe di Itaca potrà tornare a baciare la sua terra (aspra, ma non per questo meno amata), Foscolo al contrario sente che mai gli sarà possibile ritornarvi: egli potrà soltanto cantare della sua terra natale, ed è destinato ad una morte lontana.

    Analisi e Spiegazione della Poesia

    Nel sonetto "A Zacinto" c'è il motivo di una soggettività smarrita ed inquieta, il tema dell'esilio come condizione politica ma anche esistenziale e l'opposizione tra idealità tradite e realtà presente.

    Nel testo è evidente la contrapposizione tra l'eroe classico, il cui percorso ha un approdo ed una meta e l'eroe romantico, che sconfitto, è condannato all' "esilio" perpetuo.

    Il sonetto rimato secondo lo schema ABAB, ABAB, CDE, CED, è ripartito in due blocchi sintattici, il primo contiene le due quartine e la prima terzina, il secondo l'ultima terzina.Nel primo blocco sintattico l'attacco è improvviso e la negazione iniziale lascia intravedere una lunga meditazione sul proprio destino (Né piu' mai toccherò le sacre sponde" v.1).

    Il periodo si snoda in maniera articolata, in una serie di subordinate e coordinate,che sembrano obbedire non tanto ad uno schema prefissato quanto alla logica dei sentimenti.

    Qui la sintassi appare particolarmente tortuosa e numerose sono le pause di fine verso e gli enjambements, che mettono in risalto parole-chiave come "Zacinto", "greco mar", "illacrimata sepoltura". Le apostrofi posposte, come "Zacinto mia" e "materna mia terra", danno il senso della sospensione e creano attesa nel lettore.

    La figura dell'eroe romantico è costruita su rapporti di analogia e di opposizione rispetto a quella dell'eroe greco Ulisse (Né più mai toccherò le sacre sponde",v.1; "bacio' la sua petrosa Itaca ",v.11).

    La sintassi ipotattica, complessa e sinuosa, rende in modo evidente l'errare dei due eroi, anche se diverso è l'esito delle due peregrinazioni.. Sulla base della diversità dei due destini ("diverso esiglio" v. 9) nasce però la necessità del poeta, di risarcire se stesso della "perdita" della propria patria, mitizzandola nel canto. Il processo di idealizzazione della realtà attraverso il mito prende corpo nelle immagini di Zacinto e Venere, poi di Ulisse ed Omero. Foscolo instaura una correlazione tra se stesso ed il poeta greco, esprimendo nella litote al verso 6 ("Non tacque le tue limpide nubi...") , l'idea di un incontenibile desiderio del canto che è in lui , come un tempo in Omero. Zante si eleva poi al di sopra del dato geografico, diventa mito associato ad una divinità del mondo greco, Venere è infatti dea della vita e della fecondità, madre di tutti gli esseri viventi, così come Zacinto è la terra-madre di Foscolo. I nomi di Venere e Zacinto sono collegati all'inizio del verso 3 e del verso 5, sorgono entrambe dalle acque e suggeriscono associazioni ed equivalenze semantiche come Zacinto-Venere-Natura-Acqua-Fecondità-Ma… Una lettura in chiave psicanalitica del sonetto si sofferma sul significante "acqua" che ha una forte pregnanza di significato ed indica la vita, il grembo materno, la palingenesi totale. Numerosi riscontri fonologici confermano la validità di questa chiave di lettura che si sofferma sui termini "sponde-onde-feconde- acque-giacque-nacque-tacque; l'acqua è l'elemento da cui nasce la vita ma è anche l'elemento in cui essa si dissolve, per rinascere sotto altre forme, in un ciclo incessante in cui la morte coincide con la vita e la vita con la morte. L'idea dell'acqua è dunque centrale nel sonetto e sottintende una sorta di "regressione al grembo materno" per rinascere a nuova vita. Al contrario, la perdita del grembo materno fa scaturire angoscia e smarrimento, perdita di sé ed estraneità al mondo. L'aggettivo "illacrimata" (v.14) nel secondo blocco sintattico di tre versi, rimanda ancora all'immagine dell'acqua che è però "negata", viene a mancare nel suo apporto vitale. L'ultimo verso della lirica suggerisce una sorta di circolarità ed omogeneità di significato all'interno del sonetto ( "Né piu' mai toccherò le sacre sponde " "a noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura"..). Così la sorte del poeta, enunciata nel primo verso trova conferma nell'ultimo verso della seconda terzina. All'interno di questi due estremi, c'è la parte centrale in cui le immagini si rimandano l'un l'altra ora per associazione ora per opposizione. Il mito è lo strumento attraverso il quale il poeta esprime il proprio vissuto, miscelando suggestione letteraria ed esperienza biografica, ed è questa la cifra particolare del neoclassicismo foscoliano. C'è nella lirica una forza inventiva di lessico e sintassi ed una forte tensione tra metrica e sintassi. Gli elementi apparentemente obiettivi, concatenati nel rigoroso ordine consequenziale da nessi relativi ("ove..che..da cui..onde ecc.) sembrano voler definire e razionalizzare i rapporti tra le cose ma in realtà sono del tutto soggettivi. Il poeta è come se ricostruisse una "sua" storia ed una "sua" verità, legando fatti e personaggi che sono indipendenti. Nell'ereditare la lezione dei poeti precedenti, in primo luogo di Parini, Foscolo porta alle estremo i risultati, cercando uno stile ancor più arduo ed innovativo rispetto alla tradizione. La sua ricerca di una espressione stilistica originale non ha riscontro nella lirica volgare precedente e va ben oltre i confini della classicità entro cui si era limitato Parini. Il sonetto "A Zacinto" può essere letto, analizzato e commentato nell'ambito di una programmazione didattica che preveda lo studio della letteratura del periodo neoclassico e preromantico, negli anni che vanno tra la fine del secolo XVIII e gli inizi del secolo IX . Un utile raffronto può essere fatto tra i moduli del neoclassicismo di Monti, che investe in modo piu' superficiale ed epidermico la sfera dei sentimenti e quello foscoliano, che traduce gli intimi e profondi moti dell'animo. Questi due modi diversi di aderire al mito classico sottolineano due posizioni intellettuali diverse, ossia modi diversi di reagire di fronte alla crisi che investe il ruolo e la figura del letterato negli anni della avventura napoleonica e della Restaurazione. Dopo il crollo degli ideali della rivoluzione francese, lungi dal chiudersi in un pessimismo sterile e paralizzante, Foscolo va oltre i limiti imposti dalla realtà, riaffermando nella poesia i valori in cui aveva sempre creduto.
     
    Top
    .
11 replies since 26/11/2009, 16:47   45750 views
  Share  
.